ITALIA ALLE URNE: È ORA DI GARANTIRE IL VOTO A DISTANZA

Di Lorenzo Mineo

La pandemia e lo stato di emergenza non sono ancora finiti, ma in Italia l’unica possibilità per esercitare il proprio diritto al voto nelle elezioni comunali in corso è quella di recarsi ai seggi, con tanto di lunghe code e assembramenti.

Eppure un’alternativa ci sarebbe. Da oltre un anno Democrazia Radicale ha promosso un ricorso giudiziario alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per consentire il voto postale o a domicilio, come accade ormai in molte democrazie, a partire dalle ultime presidenziali USA.
Oggi infatti il rischio concreto è che la paura dei contagi possa di fatto disincentivare l’esercizio del voto, incoraggiando molti cittadini ad astenersi. Gli ultimi rilevamenti raccontano di un’affluenza al 41,6%, con un calo di quasi 20 punti percentuali rispetto alle tornata precedente. Del resto, il fatto che in questo anno e mezzo le elezioni abbiano avuto in molti paesi una ricaduta diretta sui contagi da Covid19 è supportato da diverse ricerche scientifiche, comprese indagini della Stanford University e di altre università europee. La campagna vaccinale in corso ha certamente ridotto questo impatto, ma non elimina la possibilità di trasmissione del virus ai seggi, né la legittima percezione del rischio da parte di molti cittadini, permettendo alla pandemia di influenzare ancora pesantemente l’astensione.
Misure di precauzione adeguate, come quelle messe in pratica dalla Corea del Sud già nel 2020 ed elencate in un nostro articolo precedente, ancora una volta non sono state adoperate per le elezioni amministrative in Italia: un motivo in più per garantire almeno attraverso il voto a distanza una riduzione del rischio contagi.
Non si tratta allora che di estendere l’utilizzo di una soluzione già esistente: il voto per posta o a domicilio è previsto dal nostro ordinamento, che lo riserva nel primo caso agli Italiani all’estero e nel secondo a malati intrasportabili e quarantenati. Estenderne la possibilità a milioni di soggetti fragili, immunodepressi o anziani oltre una certa età, sarebbe una soluzione di buonsenso che permetterebbe anche a loro di votare in sicurezza.

Senza limitarsi agli aspetti sanitari, c’è poi la categoria dei fuorisede: cittadini che lavorano o studiano in una città diversa dalla loro residenza sono oggi costretti ad astenersi a meno di non prendere treni o aerei per tornare a casa, quando sarebbe molto più semplice permettere anche a loro il voto a distanza. Anche quest’obiettivo è al centro del ricorso di Democrazia Radicale, insieme a numerosi appelli di associazioni e movimenti a supporto dei fuorisede.

Anche questa tornata elettorale si è contraddistinta dunque per l’inadeguatezza del nostro Stato ad adattarsi alle esigenze di un contesto sociale profondamente mutato e stravolto dalla pandemia. Non resta che augurarsi che ancora una volta l’azione giudiziaria consenta di conquistare diritti politici negati, mettendo tutti i cittadini nelle condizioni di votare in sicurezza e serenità.


Nella foto: operazioni di voto in un seggio

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