REFERENDUM: NUOVO RICHIAMO ALL’ITALIA DEL COMITATO ONU. STADERINI CHIEDE INTERVENTO URGENTE DEL GOVERNO

Dopo la condanna dell’Italia per violazione del diritto dei cittadini a promuovere referendum, il Comitato Onu in un Follow Up giudica insufficiente quanto fatto dall’Italia. Staderini chiede intervento per semplificare raccolta firme (dalle autenticazioni all’online), superare inutile orpello delle certificazioni e garantire spazi in piazze pubbliche e centri commerciali

Questa la lettera inviata da Staderini negli scorsi giorni al Presidente del Consiglio Draghi, ai Ministri Cartabia, Colao e Lamorgese, nonchè al sottosegretario Affari esteri con delega a diritti umani e Nazioni Unite Benedetto della Vedova

Oggetto: Rapporto di follow up del 24 marzo del Comitato diritti umani dell’Onu sul caso Staderini e De Lucia v. Italy (CCPR 2656/2015 ) – Richiesta di intervento urgente in materia di referendum e leggi di iniziativa popolare

In qualità di vittima dello Stato italiano per aver subito violazioni del Patto internazionale sui diritti civili e politici, come accertato dal Comitato diritti umani dell’Onu con la decisione CCPR 2656/2015, nonché quale promotore della proposta di referendum su eutanasia legale nonché di due proposte di legge di iniziativa popolare, facendo seguito alle precedenti note con la presente:

  1. porto alla Vostra attenzione il rapporto di follow up del Comitato diritti umani dell’Onu sulle azioni poste in essere dalla Repubblica a seguito della decisione CCPR 2656/2015
  2. chiedo altresì un Vostro intervento urgente al fine di interrompere le limitazioni in corso al diritti dei cittadini a partecipare alla vita pubblica mediante gli strumenti di democrazia diretta previsti dalla Costituzione.

Come noto, il 28 novembre 2019, il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha accertato che l’Italia ha violato i diritti politici dei cittadini Staderini e De Lucia protetti dagli articoli 2 e 25 del Patto internazionale sui diritti civili e politici, a causa -tra l’altro- della presenza nella legge 352/70 che disciplina la procedura referendaria di restrizioni irragionevoli” al diritto dei cittadini a promuovere referendum. In particolare, il Comitato ha osservato, tra l’altro, che la raccolta firme è impedita dalla previsione di un obbligo per i promotori di far autenticare le firme da un pubblico ufficiale presente al momento della sottoscrizione, senza però che la legge garantisca ai promotori la disponibilità per strada di quei pubblici ufficiali.

Il Comitato ha concluso chiedendo alla Repubblica italiana di adottare una serie di misure entro 180 giorni per rimediare alla violazione, incluso inter alia:

  • fornire  a Staderini e De Lucia un rimedio efficace, riconoscendo il pieno risarcimento alle persone i cui diritti del Patto sono stati  violati;
  • evitare  il ripetersi di simili violazioni del Patto in futuro;    
  • rivedere la propria legislazione, al fine di garantire che i requisiti legislativi non impongano restrizioni irragionevoli alla partecipazione dei cittadini a nessuna delle modalità di     partecipazione diretta previste dalla Costituzione. In particolare, lo Stato deve assicurare ai promotori di iniziative referendarie la possibilità di ottenere l’autenticazione delle firme raccolte;     di raccogliere tali firme negli spazi in cui possono raggiungere i cittadini; nonché garantire che la popolazione sia sufficientemente informata circa le procedure referendarie in corso e la sua  possibilità di prendervi parte.

Lo scorso 24 marzo, il Comitato diritti umani dell’ONU ha esaminato, in una sessione di Follow-up del caso Staderini-DeLucia vs Italia, quanto fatto dalla Repubblica italiana a seguito delle sue osservazioni, ritendo non sufficiente quanto finora fatto e decidendo di continuare a tenere sotto osservazione l’Italia, con una nuova valutazione prevista entro la fine dell’anno.

Nonostante sia stata estesa la platea degli autenticatori agli avvocati e introdotta la sottoscrizione online a partire dal 2022, il Comitato ha ritenuto che nel corso del 2021 si stanno ripetendo le “irragionevoli restrizioni” all’esercizio del diritto dei cittadini di promuovere referendum e iniziative popolari.

La raccolta firme su moduli cartacei, infatti, continua a prevedere l’obbligo di autenticare le firme da parte di un pubblico ufficiale, senza pero garantirne la disponibilità. La raccolta firme online è ancora vietata e la possibilità di allestire banchetti nelle principali piazze è limitata dalle condotte dei Comuni, dai privati che controllano gli spazi antistanti i centri commerciali e dalle restrizioni dettate dalla pandemia. L’anacronistico sistema delle vidimazioni dei moduli e delle certificazioni delle sottoscrizioni raccolte, rappresenta un ulteriore ostacolo all’esercizio di diritti costituzionali.

Peraltro, nessuna forma di risarcimento, neanche nella forma dell’apology, è stato riconosciuto alle vittime della violazione del Patto internazionale sui diritti civili e politici

Ancora oggi, in Italia, la possibilità di promuovere referendum è di fatto riservata ai grandi partiti e sindacati, gli unici ad avere a disposizione su tutto il territorio nazionale un esercito di iscritti amministratori comunali pronti a autenticare gratuitamente le firme e supportare le altre procedure.

Torno pertanto a sollecitare un intervento urgente affinché la Repubblica rispetti i suoi obblighi internazionali e ripristini la legalità costituzionale.

Colgo l’occasione per segnalare l’opportunità offerta dall’imminente conversione del decreto semplificazioni per intervenire sulle questioni più urgenti che di seguito elenco.

  • In particolare, con riferimento alla raccolta firme, occorre superare l’onere posto al Comitato promotore di raccogliere firme in presenza di un determinato pubblico ufficiale senza garantirne al contempo la disponibilità. Una restrizione che rappresenta un unicum nelle democrazie che prevedono referendum e che ha impedito negli ultimi dieci anni il raggiungimento delle 500 mila firme a chiunque non fosse un grande partito o sindacato.
  • Per la raccolta firme su moduli cartacei, un’ottima soluzione legislativa è già stata individuata dalla Camera dei Deputati, che l’11ottobre 2018 ha approvato l’atto numero 543 recante una disposizione che permette ai Comitati promotori dei referendum di delegare alla certificazione delle firme cittadini in possesso dei requisiti per ricoprire l’incarico di presidente di seggio elettorale. La norma, da tempo ferma al Senato, potrebbe essere introdotta da subito con il decreto semplificazioni.
  • Per le sottoscrizioni telematiche, considerato che il lavoro avviato dal Ministro Colao rispetto alla piattaforma della Presidenza del Consiglio sarà operativo ex lege dal 1 gennaio 2022, occorre anticipare a subito la validità delle firme digitali raccolte autonomamente dai promotori ai sensi dell’articolo 20 del CAD, ora prevista solo dal 2022.
  • Per quanto riguarda l’inutile orpello per i promotori di chiedere agli 8 mila comuni il certificato cartaceo di iscrizione alle liste elettorali di ciascuno dei 500 mila firmatari, da allegare poi in ciascun modulo, dovrebbe essere abolito (come accade nel resto del mondo), sia perché gli italiani che non iscritti alle liste elettorali sono poche migliaia, sia perché la verifica, eventualmente a campione, dovrebbe essere fatta dall’Amministrazione che riceverà le firme raccolte.
  • Con riferimento alla possibilità di raccogliere tali firme negli spazi in cui possono raggiungere i cittadini, rappresento le criticità esistenti sia con rispetto a quei Comuni che non autorizzano l’occupazione di suolo pubblico nelle principali piazze e strade o che prevedono richieste anticipate temporalmente vessatorie. Rappresento inoltre che, negli spazi antistanti i principali centri commerciali – vere nuove piazze dove incontrare i cittadini- ad oggi l’autorizzazione è rimessa all’arbitrio dei privati titolari delle aeree.
  • Relativamente ai residenti all’estero, segnalo che le Ambasciate non possono vidimare i moduli (che quindi devono essere spediti all’estero gia vidimati a spese dei promotori) e che le stesse affermano che “in base alle direttive del Ministero degli Affari Esteri, non possiamo
    affiggere nella Sede qualsivoglia materiale sull’iniziativa.”

Al fine di ripristinare il diritto costituzionale dei cittadini a promuovere referendum e iniziative popolari, nonché per interrompere il discredito internazionale che sta ricadendo sull’Italia a causa della persistente inerzia delle sue istituzioni, confido in un intervento urgente del Governo e resto a disposizione per un confronto sulle misure di riparazione individuali.

Con osservanza .

Mario Staderini

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